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Il Comune dice sì alla pubblicità con uomini sandwich

Palazzo D’Accursio considera legittima la forma pubblicitaria attaccata dai Cobas che, al contrario, la giudicano “intollerabile”

Pubblicato in Primo Piano

uomini sandwich
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Ridere da precario
Dopo un’attesa fin troppo lunga per Marco Barone, legale dei Cobas Bologna, il Comune, che si era visto recapitare una diffida in cui si chiedeva di proibire “un’attività non dignitosa per l’essere umano”, ha finalmente rotto il silenzio con un’email a proposito degli "uomini sandwich" e del loro utilizzo come veicoli pubblicitari.

Il dirigente del settore Entrate, Mauro Cammarata, ha riferito che la forma pubblicitaria al centro delle polemiche sollevate, è “consentita dalla normativa nazionale vigente”. Un responso secco che non mette a tacere chi considera degradante quest’attività e si batte affinché si possa arrivare alla felice soluzione di Madrid dove, con un decreto approvato nel 2008, si punisce con multe da 1.500 a 3mila euro “l’uso di persone come supporti pubblicitari”.

Perciò, Barone rilancia con un’ulteriore provocazione: “Voglio ricordare al Comune di Bologna che l’articolo 3 del D.Lgs 15 novembre 1993 n. 507, dallo stesso richiamato, prevede espressamente che con il regolamento il Comune disciplina le modalità di effettuazione della pubblicità e può stabilire limitazioni e divieti per particolari forme di pubblicità in relazione ad esigenze di pubblico interesse”.

L’invito ad intervenire sulla normativa resta, dunque, ancora valido. I Cobas avevano chiesto anche chiarimenti sulla tassa applicata alla promozione tramite uomini sandwich, la quale, stando a quanto afferma Barone, “è di circa 11 euro contro i circa 50 di una forma pubblicitaria classica, per esempio in vetrina”. Il che significa che ricorrere a ‘cartelli viventi’ (quasi tutti pakistani) costa meno, e la preoccupazione è che la crisi economica possa comportare un incremento del fenomeno. “Vedere queste persone nel bel mezzo del traffico per ore, sottopagate, a rischio della propria incolumità fisica e psichica è una cosa che non è tollerabile”, conclude il legale, mentre c’è già chi propone un corteo per sensibilizzare l’opinione pubblica.




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