Neonato morì, 'esposto a vita randagia'

Non gli offrirono una casa, non chiesero aiuto e rifiutarono anche un'offerta di ricovero, nei giorni più rigidi dell'anno: così facendo esposero il neonato Devid Berghi ai pericoli della vita 'randagia' che gli fu fatale. E' questo il cuore delle motivazioni della sentenza con cui la Corte di Appello di Bologna ha confermato le responsabilità di Sergio Berghi e Claudia Gambato, genitori del piccolo morto di freddo a 23 giorni il 5 gennaio 2011 a Bologna, dopo essere stato soccorso da un'ambulanza in piazza Maggiore e dopo aver vissuto in strada con padre e madre il gemellino e una sorella. I giudici hanno comunque ridotto da due anni a un anno e quattro mesi la pena dei genitori, difesi dall'avv. Milena Micele, valutando di dover tenere in maggior conto "la veste di assoluta marginalità" e "la loro estrema povertà di risorse". Confermata l'assoluzione piena delle assistenti sociali Mariangela Celeste, assistita dall'avv. Cesarina Mitaritonna e Antonella Tosarelli, difesa dall'avv. Donatella Ianelli.

ANSA

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