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Styx

  • Uscita:
  • Durata: 94min.
  • Regia: Wolfgang Fischer
  • Cast: Susanne Wolff, Gedion Oduor Wekesa
  • Prodotto nel: 2018 da MARCOS KANTIS, MARTIN LEHWALD, MICHAL POKORNY PER SCHIWAGO FILM, IN COPRODUZIONE CON ALEXANDER DUMREICHER-IVANCEANU, BADY MINCK PER AMOUR FOU VIENNA
  • Distribuito da: CINECLUB DISTRUZIONE INTERNAZIONALE

TRAMA

Rike ha quarant'anni, è una dottoressa di successo il cui lavoro la impegna molto. Decisa a realizzare un sogno, a lungo desiderato di raggiunge in barca a vela in solitaria l'Ascensione, una piccola isola tropicale nel mezzo dell'Atlantico, si concede una vacanza. La sua gita spensierata sembra essersi concretizzata, ma una tempesta e l'avvistamento di una barca di rifugiati trasforma improvvisamente l'avventura in una sfida senza precedenti. La barca dei rifugiati è gravemente danneggiata e sovraccarica. Più di cento persone stanno per annegare. Rike cerca di organizzare un soccorso, ma si sente impotente. È costretta a riconoscere che non c'è modo di contrastare le crudeltà della vita reale. Sempre più si rende conto che l'umanitarismo si è trasformato in un mero pio desiderio...

Dalla critica

  • Cinematografo

    La questione spinosa dell’immigrazione, le responsabilità dell’Occidente. In Italia i barconi carichi di disperati sono immagini quotidiane. La politica si schiera, chiude le porte, mette barriere sulle acque. Ma che cosa farebbe la gente comune davanti alla tragedia? Styx di Wofgang Fischer prova a dare una risposta. All’inizio narra di un medico che ama l’avventura, di una donna che vuole attraversare l’Atlantico in barca a vela, per raggiungere l’Isola di Ascensione: le interessano la comunione con la natura, la sfida dell’ignoto, l’evoluzione delle specie. L’uomo ha saputo adattarsi, sviluppare la tecnologia per essere al centro di tutto. Così lei sfida l’Oceano, le tempeste. Sembra di essere tornati a un All Is Lost al femminile, con onde alte come palazzi e un “marinaio” in mezzo alla furia dei venti. Pochi dialoghi, solo azione. Passano quasi venti minuti prima di sentire più di due parole. Dominano i campi lunghi, gli spazi minacciosi. Poi il colpo di scena: invece di puntare su una vicenda classica in stile La tempesta perfetta , Fischer affronta un percorso umanistico, e all’orizzonte compare un motoscafo pieno di migranti. Impossibile salvarli tutti, la protagonista è sola, serve il supporto delle istituzioni. Lei cerca più volte di chiamare i soccorsi. “Deve stare lontana, non si avvicini”, gracchia la radio. Intanto il tempo passa, le persone muoiono, il mare si riempie di corpi. Chi sono i responsabili? È su questo che si interroga il regista, cercando di non arrivare a conclusioni affrettate e a senso unico. A noi le conclusioni. Fischer non trasforma il dramma in spettacolo, dipinge una realtà cruda, denuncia il distacco di chi preferisce lasciare il problema ad altri. Ma in gioco ci sono vite umane, donne, uomini e bambini stipati come bestie. Partono in tanti. Ma ormai l’accoglienza è quasi un’utopia. Respingere è all’ordine del giorno, mettere a tacere l’anima è la colpa più grande.

  • Nazione-Carlino-Giorno

    In barca a vela tra i migranti parte come sailing-drama, traversata in solitaria a vela nell'oceano con tempesta, modello 'All is lost' e 'Resta con me', diventa una tragedia del soccorso. (...) Cieli immensi, deserto d'acqua, tempi del mare, suspense di realtà. Premiato a Berlino. Idee incerte tra accoglienza e respingimenti? Qui non c'è scampo. Bisogna scegliere da che parte stare. Tanto poi, dal cinema si esce.

  • Avvenire

    Styx, owero Stige, il nome del fiume infernale per i greci, che separa i morti dai vivi, è ora un mare dove confluiscono amanti della vela, portacontainer e pescherecci che conducono e stipano non più pesci, ma persone. E Styx ora è anche un film dell'austriaco Wolfgang Fischer, (...) che ha già vinto il premio della Giuria Ecumenica al Festival di Berlino e il secondo premio Lux assegnato dal Parlamento Europeo. Due premi che per la loro essenza sono attribuiti a quelle opere che manifestano, per contenuti e valore, uno sguardo necessario al mondo nel quale viviamo. E di necessario Styx ha l'essenza della storia. (...) Il grande tema del film, che il regista insieme alla sceneggiatrice Ilca Kunzel, aveva incominciato a scrivere nove anni fa, ha una profonda connessione con il presente. Nella linearità registica (anche se il film è stato girato in mare aperto) Styx ha il merito di portare in primo piano quelle domande che sorgono quando i naufragi degli immigrati, in fuga dalla loro terra, riempiono le cronache europee. Quando le loro vite sono spezzate dall'incuria dell'uomo e quando le loro barche sono bloccate nel porto da ordini governativi. «Chi sono gli altri, chi siamo noi e cosa vogliamo essere? Ho il dovere di salvare l'uomo? Cosa è e cosa non è l'omissione di soccorso?». Quelle domande che il cinema ha iniziato a farsi da alcuni anni nel momento in cui la realtà ha superato la finzione. E se l'immigrazione clandestina, protetta anche a costo dell'illegalità (si pensi a film come 'L'ospite inatteso', 'Welcome' o 'Miracolo a Le Havre') è stata fucina di storie rubate dal presente, oggi i naufragi e le vite spezzate continuano a richiamare l'attenzione degli artisti. Ci sono film, come 'Termferma' di Emanuela Crialese e 'Fuocoammare' di Gianfranco Rosi, e reportage 'Lontano dagli occhi' di Domenico Iannacone e Luca Cambi, che si ostinano a raccontare la realtà, insegnando che ognuno di noi è chiamato alla responsabilità della vita dell'altro, e a superare quell'abitudine alla morte, come ha ricordato papa Francesco, che conduce solo alla globalizzazione dell'indifferenza.

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